Nel cuore della Riserva Naturale del Monte Faverghera, uno scrigno verde tutelato dall’Arma: tra ricerca scientifica, percorsi didattici e salvaguardia delle specie più rare
Immerso tra le Dolomiti Bellunesi, a 1.550 metri di quota, il Giardino Botanico delle Alpi Orientali rappresenta un vero e proprio scrigno di biodiversità alpina. Aperto da giugno a settembre, è raggiungibile a piedi in circa mezz’ora percorrendo una strada sterrata chiusa al traffico sul versante nord del Monte Faverghera, che offre un panorama esteso dalle Vette Feltrine all’Altopiano del Cansiglio. Fondato a metà degli anni Cinquanta dai botanici bellunesi Virginio Rotelli e Francesco Caldart, funzionario del Corpo forestale dello Stato, il Giardino nacque sul Monte Faverghera con l’obiettivo di conservare e valorizzare la flora delle Alpi e Prealpi orientali. Il sito fu scelto per la sua conformazione carsica a conca, che ospitava già spontaneamente una grande varietà di specie pregiate.
Nel 1971 i sei ettari del Giardino furono inclusi nella Riserva Naturale Integrale di Monte Faverghera (estesa 14 ettari), oggi gestita dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, in quanto inserita nella rete delle 130 Riserve Naturali dello Stato amministrate dall’Arma dei Carabinieri.
GLI HABITAT E LE SPECIE

Il Giardino Botanico ospita oltre 800 specie floristiche, tra cui spiccano numerosi endemismi delle Alpi Orientali, oltre a specie rare, di pregio o inserite nella Lista Rossa, quindi protette, come il Giglio della Carniola (Lilium carniolicum), l’Erba perla rupestre (Moltkia suffruticosa), la Regina delle Alpi (Eryngium alpinum), la Scarpettadella Madonna (Cypripedium calceolus), la Campanula di Moretti (Campanula morettiana) e il Raponzolo di roccia (Physoplexis comosa).
Il Giardino si propone di rappresentare la flora delle Alpi Orientali attraverso un approccio fitosociologico, offrendo ai visitatori una collezione organizzata in ambienti ecologicamente ben distinti.
Passeggiando lungo la rete di sentieri si attraversano habitat autentici e diversificati: torbiere e stagni, rupi e pareti rocciose, ghiaioni calcarei e silicei, prati aridi, brughiere e boschi d’alta quota.
Ogni specie è identificata da appositi cartellini metallici che ne riportano il nome e le principali caratteristiche, come l’eventuale endemismo o l’inserimento nella Lista Rossa. I numerosi pannelli didattici, in Italiano e in Inglese, distribuiti lungo i percorsi tematici permettono, inoltre, di approfondire le caratteristiche di ciascun ambiente.
GLI INTERVENTI DI RIPRISTINO

Negli ultimi anni, il Giardino è stato oggetto di importanti interventi di ripristino ambientale e di riqualificazione dei sentieri tematici.
Sono inoltre in corso i lavori per la realizzazione di un nuovo Centro visitatori, uno spazio moderno concepito per valorizzare le peculiarità dell’area protetta. La struttura sarà un vero e proprio polo di divulgazione dedicato alla biodiversità alpina nel suo complesso, offrendo una visione integrata dell’ecosistema montano e delle complesse relazioni che lo caratterizzano.
La manutenzione quotidiana è affidata al personale specializzato del Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, impegnato non solo nello studio della flora alpina, ma anche nell’accoglienza dei visitatori, nella ricerca scientifica e nelle attività di educazione ambientale.
Il Giardino Botanico è infatti un centro vivo di divulgazione: oltre a ospitare scolaresche, centri estivi e associazioni, con attività rivolte a persone di ogni fascia d’età per visite guidate gratuite, propone ogni anno un ricco calendario di incontri tematici, anch’essi gratuiti, condotti da esperti del settore.
Tra gli argomenti affrontati figurano le relazioni tra fiori e insetti, le piante tossiche e velenose, l’aracnofauna alpina, gli aspetti geologici dell’area protetta, i licheni e i funghi. Ma non solo: vengono organizzati anche corsi di fotografia dedicati alla flora alpina e serate astronomiche per l’osservazione guidata di stelle e pianeti nel cuore della riserva.
Il Giardino Botanico di Monte Faverghera rappresenta quindi un laboratorio a cielo aperto fondamentale per la tutela della biodiversità, anche grazie alla collaborazione con altri giardini botanici alpini e alle attività di raccolta e conservazione del germoplasma, che contribuiscono alla salvaguardia delle specie più fragili.
Attraverso un costante lavoro di ricerca, manutenzione e divulgazione svolto dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, questo scrigno verde continua a custodire e tramandare il patrimonio floristico delle Alpi Orientali. Tra fioriture rare, panorami dolomitici e percorsi didattici alla portata di tutti, ogni visita diventa un’occasione per riscoprire il profondo legame tra l’uomo e la Natura alpina. Custodire questo spazio significa garantire un futuro alle specie più rare del nostro territorio e continuare a coltivare, nelle nuove generazioni, una solida coscienza ambientale.
Per informazioni e prenotazioni:
Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno
tel. 0437944830 – e-mail 043711.001@carabinieri.it

