QUANDO LA SCIENZA SBAGLIA

1 Maggio 2026

Anche i migliori possono sbagliare. È successo a “Nature”, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche esistenti, nata nel 1869 è considerata quella di maggior pregio a livello internazionale. Il periodico ha pubblicato nel 2024 uno studio del Potsdam Institute for Climate Change che sosteneva come il cambiamento climatico in corso avrebbe comportato un costo di 38mila miliardi di dollari all’anno entro il 2049 e una diminuzione del reddito globale del 19% entro il 2050.

La Banca Mondiale e altre istituzioni finanziarie si erano subito affrettate a cambiare gli scenari economici futuri. Anche le istituzioni politiche avevano cominciato a mettere in campo provvedimenti legislativi per contenere le gravi conseguenze finanziarie previste.

Qualche mese dopo, però, l’istituto tedesco ha rivisto i dati diffusi: erano sovrastimati. Il danno, però, era fatto e la rivista, che era stata il principale strumento di diffusione dello studio, è stata costretta a scusarsi, ritirando l’articolo. La decisione ha scatenato polemiche e c’è stato chi ha accusato i ricercatori di essere parziali, o addirittura corrotti da chi ha interesse a favorire interventi per la mitigazione del cambiamento climatico.

Così, sul banco degli imputati è finita la scienza. E allora ci si chiede: c’è da fidarsi? Cominciamo col dire che la storia è ricca di errori commessi da scienziati e ricercatori. A fine ’800 i fisici sostenevano che la luce, essendo un’onda, si propagasse nello spazio tramite l’invisibile etere. Si dovette aspettare la teoria della relatività di Albert Einstein per capire che la velocità della luce è costante in ogni sistema di riferimento.

Fino quasi alla fine del ’700 era convinzione diffusa che durante la combustione venisse liberata una sostanza invisibile chiamata flogisto: per questo si riteneva che i metalli bruciati cambiassero peso. Antoine Lavoisier spiegò infine che ciò che nella combustione si consumava era l’ossigeno dell’aria, e del flogisto non si parlò più.

I due episodi dimostrano che la scienza e la ricerca a volte sbagliano, ma sanno anche correggere i propri errori. Per questo chi utilizza numeri e conclusioni scientifiche deve evitare il tranello del sensazionalismo e non accettare acriticamente sia gli annunci di nuovi risultati prima del loro definitivo accertamento, sia la loro pregiudiziale negazione.

Oggi questo è più importante che mai, dal momento che la velocità con cui le notizie si diffondono attraverso canali di ogni genere rende difficile controllarne la veridicità e la stabilità nel tempo. Bisogna diffidare delle ricerche fai da te e la stampa dovrebbe sempre utilizzare dati provenienti da fonti accreditate e affidabili. Una delle grandi sfide del mondo riguarda il clima e il contenimento del riscaldamento del Pianeta, ambito nel quale l’Unione Europea si è impegnata a rispettare obiettivi severi, introducendo misure correttive incisive. Misure che sono state successivamente corrette e mitigate, introducendo il principio della neutralità tecnologica ed economica degli interventi. In fin dei conti vale sempre il vecchio proverbio: sbagliando si impara.

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